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Tumore del Colon-Retto

tumore del colon-retto

Colon e retto fanno parte dell’intestino crasso.
La funzione principale dell’intestino crasso è di assorbire acqua per compattare le feci.
L’Intestino crasso è suddiviso in colon destro o ascendente, colon trasverso, colon sinistro o discendente, sigma e retto che termina infine nel canale anale.

Nella maggior parte dei casi (95%) si tratta di un adenocarcinoma.
Spesso il tumore al colon ha origine da polipi adenomatosi, lesioni benigne che nel tempo possono diventare maligne: i programmi di screening in questo senso permettono una diagnosi precoce, in modo da poter rimuovere la lesione ed evitare l’evoluzione e le metastasi.

Diffusione
Cause e Familiarità
Sintomi
Diagnosi
Terapia
Prevenzione

Diffusione

La malattia, abbastanza rara prima dei 40 anni, è maggiormente diffusa in persone fra i 60 e i 75 anni, con poche distinzioni fra uomini e donne.
In Italia le stime più recenti parlano di oltre 40000 nuovi casi all’anno: il tumore del colon-retto rappresenta il 10 per cento di tutti i tumori diagnosticati nel mondo, ed è il terzo per incidenza.

Cause e Familiarità

I fattori di rischio noti per il tumore del colon-retto sono legati alla dieta, ai geni e ad altre cause di tipo non ereditario.

  • Fattori nutrizionali: molti studi hanno dimostrato che una dieta ad alto contenuto di grassi e proteine animali e povera di fibre è associata a un aumento dei tumori intestinali.
    Obesità e sovrappeso costituiscono ulteriori fattori di rischio, in genere legati a una alimentazione e a uno stile di vita poco sani.
  • Fattori genetici: è possibile ereditare la predisposizione ad ammalarsi di tumore del colon-retto se nella famiglia d’origine si sono manifestate malattie come le poliposi adenomatose ereditarie (adenomatosi poliposa familiare) e il carcinoma ereditario del colon-retto su base non poliposica (sindrome di Lynch).
    Inoltre si stima che la probabilità di sviluppare un tumore del colon-retto aumenti di due o tre volte nei parenti di primo grado di una persona affetta da cancro o da polipi del grosso intestino, anche se non affetta da sindromi ereditarie riconosciute.
  • Fattori non ereditari: nel determinare il rischio di ammalarsi di tumore del colon-retto sono importanti anche l’età (l’incidenza è superiore nelle persone anziane), il fumo, la sedentarietà, le malattie infiammatorie croniche intestinali (come la rettocolite ulcerosa e il morbo di Crohn),

Sintomi

I sintomi sono molto variabili e condizionati da diversi fattori quali la sede del tumore, la sua estensione e la presenza o assenza di ostruzioni o emorragie.
Per questo, sintomi precoci, vaghi e saltuari quali la stanchezza e la mancanza di appetito, e altri più gravi come l’anemia e la perdita di peso, sono spesso trascurati dal paziente, soprattutto se in giovane età.
Talora una stitichezza ostinata, alternata a diarrea, può costituire un primo campanello d’allarme da non sottovalutare.
In generale i polipi e le lesioni neoplastiche iniziali non provocano sintomi, ma a volte possono dar luogo a piccole perdite di sangue, rilevabili con un esame delle feci per la ricerca del cosiddetto “sangue occulto”.
In alcuni casi le perdite di sangue sono maggiori e visibili anche a occhio nudo e si possono verificare anche vere e proprie emorragie rettali.

Diagnosi

Il tumore del colon-retto viene oggi diagnosticato sempre più precocemente grazie alle campagne di screening sulla popolazione nella fascia d’età considerata più a rischio.
Per completare la diagnosi è necessario tuttavia ricorrere a esami strumentali, prima tra tutti la colonscopia che, grazie alla possibilità di prelevare direttamente un pezzetto di tessuto (biopsia), consente di fare subito l’analisi istologica, cioè l’esame diretto del materiale estratto.
Ecografia, tomografia computerizzata (TAC) con mezzo di contrasto e risonanza magnetica sono utilizzate poi per valutare l’estensione del tumore stesso e la presenza o meno di metastasi a distanza.
Gli esami ematochimici e la ricerca del marcatore tumorale carcino-embrionario (CEA) possono essere utili a definire meglio il quadro generale.

Terapia

Il trattamento più comune e più efficace per il tumore del colon-retto, soprattutto se la malattia è negli stadi iniziali, è la chirurgia.
L’asportazione chirurgica (emicolectomia destra, emicolectomia sinistra, resezione anteriore di retto, resezione del colon trasverso) è parte essenziale della terapia del tumore del colon-retto.
Essa deve essere sempre radicale e consiste nell’asportazione di un ampio tratto di intestino, in cui è localizzato il tumore ed i linfonodi corrispondenti.
Gli interventi vengono eseguiti routinariamente con tecnica laparoscopica.
Alla chirurgia si associano inoltre terapie mediche come la chemioterapia e la radioterapia che verranno eseguite prima o dopo la chirurgia, in base allo stadio, alla localizzazione del tumore, all’età e alle condizioni cliniche del paziente.
La laparoscopia permette una visione magnificata delle strutture, una maggior precisione chirurgica e una minore demolizione delle strutture anatomiche e con minori perdite di sangue.
Il paziente nell’immediato post-operatorio avverte minor dolore, la ripresa funzionale dell’attività enterica è più rapida, precoce è quindi l’alimentazione.
La dimissione dall’ospedale si verifica di solito nell’arco di 4-5 giorni con assoluta autonomia del paziente nello svolgimento delle normali funzioni quotidiane e lavorative.
Inoltre alcuni autori correlano la mini-invasività della tecnica a un ridotto insulto traumatico rispetto a quello che si verifica con il taglio tradizionale.
Questo ridurrebbe la già dimostrata immunosoppressione delle difese naturali dell’organismo contro il tumore. La mini-invasività della laparoscopica permetterebbe dunque un minore insulto del sistema immunitario e una maggiore difesa dell’organismo nei confronti di cellule displastiche che possono essere presenti al momento dell’intervento.
Un ulteriore passo in avanti per migliorare la qualità delle cure è stato fatto con l’introduzione dell’immunifluorescenza: il giorno prima dell’intervento o durante la stessa procedura chirurgica, un particolare colorante chiamato verde indocianina viene iniettato in sede peritumorale, colorando di verde fluorescente il circolo sanguigno e linfatico del paziente in modo da poter evidenziare ed asportare tutti i linfonodi, anche quelli non visibili ad occhio umano, per una migliore radicalità oncologica; inoltre è possibile controllare l’ottimale vascolarizzazione dei segmenti di intestino da riunire con una suturatrice meccanica in modo da evitare al paziente la più temibile delle complicanze nella chirurgia intestinale, ovvero la mancata cicatrizzazione delle suture e quindi la comparsa di fistole, piccole aperture, che frequentemente obbliga il paziente a subire il disagio di dover portare “il sacchetto” ed un secondo intervento chirurgico nei mesi successivi.
La chemioterapia svolge un ruolo fondamentale sia nella malattia operabile sia in quella avanzata. In molti casi si utilizza la cosiddetta chemioterapia adiuvante, cioè effettuata dopo l’intervento chirurgico per diminuire il rischio di ricaduta.
In alcuni casi si può ricorrere anche a una terapia neoadiuvante, effettuata cioè prima dell’intervento, per ridurre la dimensione del tumore e facilitarne la rimozione. In particolare, per i tumori del retto, ci si può avvalere di un trattamento combinato di chemio-radioterapia per ridurre al minimo il rischio di recidive locali e a distanza, e per aumentare le possibilità di una chirurgia conservativa, riducendo l’estensione e la dimensione del tumore.

Prevenzione

Lo screening proposto ai cittadini dalle Regioni ha permesso negli anni recenti di evidenziare tumori ad uno stadio iniziale, che se operati in modo radicale offrono una prognosi molto vantaggiosa.
Se lo screening risulta positivo, a causa della presenza di sangue occulto nelle feci, il paziente viene sottoposto a colonscopia.
Questa metodica può risultare terapeutica in alcuni casi, andando ad eradicare un eventuale polipo, oppure diagnostica di una neoformazione unicamente asportabile tramite chirurgia.
In questo secondo caso il paziente viene valutato da un team multidisciplinare composto da chirurghi e oncologi.
Il paziente viene sottoposto ad ulteriori esami diagnostici: ecografia epatica, TAC addome e torace con mezzo di contrasto, R.M.N della pelvi rispetto al tipo e alla sede della neoformazione, in modo tale da “stadiare” la malattia, cioè dargli un nome e un cognome, ed iniziare il miglior percorso di cura possibile.

Emicolectomia destra
Emicolectomia destra
Emicolectomia sinistra
Emicolectomia sinistra